Violenza infermieri

«La violenza contro gli operatori sanitari è una piaga che affligge anche la nostra regione». In Piemonte, tra il 2020 e il 2022, secondo i dati dell’Osservatorio nazionale sulla sicurezza degli esercenti le professioni sanitarie e socio-sanitarie si sono registrate 1.495 segnalazioni di aggressioni, coinvolgendo 1.790 operatori. «Questo significa che due infermieri su tre sono stati vittime di molestie o aggressioni sul posto di lavoro», sottolinea Claudio Delli Carri segretario Regionale Nursing Up Piemonte. Un’analisi più approfondita dei dati regionali forniti da Regione Piemonte, riferiti al periodo 2010-2016, evidenzia che la categoria più colpita è quella degli ausiliari sanitari e inservienti, con il 57,9% delle vittime nel 2016. Seguono il personale tecnico sanitario, con un’incidenza del 20,6%, e gli infermieri, che rappresentano il 14,5% dei casi. Uno studio condotto dall’ASL Città di Torino ha rilevato che il 65% degli operatori sanitari intervistati ha dichiarato di essere stato vittima di aggressioni. Di questi, il 66,2% ha subito aggressioni verbali, mentre il 33,8% ha riportato episodi di violenza fisica. «Questi numeri che sono in aumento non sono solo statistiche: rappresentano un sistema sotto assedio, in cui chi si prende cura degli altri è costretto a lavorare in condizioni di pericolo costante», sottolinea Delli Carri. «Le aggressioni non si limitano alla violenza fisica: rappresentano la seconda causa di disagio mentale tra i professionisti sanitari in Europa, subito dopo la disorganizzazione degli ospedali». Prosegue Delli Carri: «La situazione in Piemonte è particolarmente critica. Nonostante gli interventi legislativi volti a inasprire le pene, le aggressioni continuano a verificarsi con preoccupante frequenza». La prevenzione è insufficiente e il personale sanitario si sente abbandonato. «Le aggressioni non sono episodi isolati, ma un fenomeno strutturale che mina la qualità dell’assistenza – specifica Delli Carri – Gli operatori sanitari esposti a minacce e violenze lavorano sotto stress costante, con ripercussioni dirette sulla loro capacità di prendersi cura dei pazienti». Per affrontare questa emergenza, Nursing Up Piemonte chiede l’istituzione di presidi di sicurezza attivi 24 ore su 24 negli ospedali e nelle strutture sanitarie, considerando che nelle ore notturne si verifica circa il 25% delle aggressioni. Servono procedure rapide e automatiche di denuncia, con tutela legale per gli operatori e l’obbligo per le aziende sanitarie di costituirsi parte civile nei procedimenti giudiziari. «È necessario garantire un supporto psicologico adeguato per le vittime di violenza e avviare campagne di sensibilizzazione rivolte ai cittadini, per promuovere il rispetto degli operatori sanitari. L’implementazione di nuove assunzioni è fondamentale per ridurre il carico di lavoro, prevenire il burnout e rilanciare la sanità territoriale, garantendo un’assistenza adeguata e riducendo la tensione nei reparti di emergenza». Conclude Delli Carri: «Non possiamo più limitarci a condannare gli episodi dopo che si sono verificati. Servono interventi immediati e strutturati. Gli ospedali devono diventare luoghi sicuri per chi lavora e per chi si cura. È tempo di agire, non più di lasciar correre».