L’apertura delle Case di Comunità segna una svolta importante per la sanità italiana. È il simbolo di un cambiamento culturale che punta a spostare il baricentro dell’assistenza dall’ospedale al territorio, con l’obiettivo di essere più vicini ai cittadini, rafforzare la prevenzione, seguire meglio le persone affette da patologie croniche e ridurre il sovraffollamento dei Pronto Soccorso.
Su questo obiettivo Nursing Up non ha dubbi.
«È la direzione che sosteniamo da anni», afferma Claudio Delli Carri, segretario regionale di Nursing Up Piemonte e Valle d’Aosta. «Una popolazione che invecchia, l’aumento delle cronicità e il bisogno di garantire continuità assistenziale rendono indispensabile una sanità sempre più radicata sul territorio. Le Case di Comunità rappresentano una grande opportunità e nessuno mette in discussione il valore di questo modello.»
Case di Comunità: il nodo riguarda il modello organizzativo
Il sindacato, però, invita ad andare oltre l’entusiasmo delle inaugurazioni.
«Ogni nuova apertura viene raccontata come un traguardo. In realtà dovrebbe essere considerata un punto di partenza», osserva Delli Carri. «La domanda che oggi dobbiamo porci non è quante Case di Comunità inauguriamo, ma come saranno in grado di funzionare fra un anno, fra cinque anni e fra dieci anni.»
Secondo Nursing Up, il nodo centrale non riguarda le strutture, ma il modello organizzativo che dovrà sostenerle.
«La sanità non è fatta di edifici», sottolinea il segretario regionale. «È fatta di medici, infermieri, professionisti sanitari, operatori socio-sanitari, assistenti sociali e personale amministrativo. Sono loro il vero motore del sistema. Possiamo realizzare le strutture più moderne del Paese, ma senza personale sufficiente il rischio è quello di costruire cattedrali nel deserto.»
Il DM 77, che ha ridisegnato l’assistenza territoriale, non si limita infatti a prevedere nuove sedi, ma definisce un modello basato sull’integrazione tra professionisti, sulla presa in carico multidisciplinare del paziente e su standard organizzativi precisi. Per le Case di Comunità sono previste équipe multiprofessionali e un rafforzamento dell’assistenza infermieristica territoriale, con la figura dell’Infermiere di Famiglia e di Comunità chiamata a svolgere un ruolo strategico.
Carenza di personale: la solita criticità
«Tutto questo presuppone una disponibilità di personale che oggi, purtroppo, continua a rappresentare una criticità», prosegue Delli Carri. «Da anni denunciamo la carenza di infermieri e professionisti sanitari, aggravata dai pensionamenti, dalla scarsa attrattività della professione e dalle difficoltà di reclutamento. È quindi inevitabile chiedersi con quali risorse umane verranno garantiti i nuovi servizi previsti.»
Il tema riguarda da vicino anche il territorio dell’ASL TO5, dove sono entrate in funzione le Case di Comunità di Poirino e Trofarello e dove è prevista l’apertura della struttura di Castelnuovo Don Bosco.
«I cittadini hanno diritto di sapere quali servizi saranno realmente disponibili fin dal primo giorno», aggiunge Delli Carri. «Ma hanno anche diritto di sapere quali rappresentano un’effettiva novità rispetto a quelli già presenti sul territorio e quali, invece, sono stati semplicemente trasferiti nelle nuove sedi. È una distinzione importante, perché una riorganizzazione logistica non coincide automaticamente con un potenziamento dell’offerta sanitaria.»
Accanto a questo tema emerge inevitabilmente quello degli organici.
«La domanda che ci poniamo è semplice», evidenzia il segretario regionale di Nursing Up Piemonte e Valle d’Aosta. «Le Case di Comunità saranno sostenute da nuove assunzioni oppure verranno alimentate spostando medici, infermieri, professionisti sanitari e operatori socio-sanitari da altri servizi già oggi in sofferenza? Se così fosse, il rischio sarebbe quello di risolvere un problema aprendone un altro.»
Trasparenza organizzativa necessaria
Per Nursing Up è arrivato il momento di accompagnare le inaugurazioni con una piena trasparenza organizzativa.
«Sarebbe importante che ogni apertura fosse accompagnata da un quadro chiaro», osserva Delli Carri. «Quanti professionisti opereranno stabilmente nella struttura? Quali servizi saranno attivi fin da subito? Quali verranno attivati nei prossimi mesi? Quante assunzioni sono state effettuate per rendere possibile questo modello? Sono domande legittime, perché riguardano la qualità dell’assistenza che verrà garantita ai cittadini.»
Il sindacato ribadisce che la riforma della sanità territoriale non può essere valutata esclusivamente in base al numero di edifici inaugurati o alle risorse investite nelle infrastrutture.
«Il vero indicatore sarà la capacità di queste strutture di rispondere ai bisogni delle persone», conclude Delli Carri. «Se contribuiranno a ridurre gli accessi impropri ai Pronto Soccorso, a seguire meglio i pazienti cronici, a garantire cure di prossimità e a migliorare le condizioni di lavoro dei professionisti sanitari, allora avremo raggiunto l’obiettivo della riforma. Per questo continuiamo a sostenere le Case di Comunità, ma chiediamo con altrettanta forza una strategia credibile sul capitale umano. Perché la sanità si costruisce con le persone. E senza medici, infermieri, professionisti sanitari e operatori socio-sanitari sufficienti, anche il progetto più ambizioso rischia di rimanere incompiuto.»