L’ennesima aggressione ai danni di un medico e di un infermiere nel Servizio Psichiatrico di Diagnosi e Cura dell’Ospedale Martini di Torino riporta con forza al centro del dibattito una questione che Nursing Up Piemonte denuncia da anni: la sicurezza degli operatori sanitari continua a essere affidata più alla fortuna che a un sistema realmente efficace di prevenzione.

Non basta più indignarsi dopo ogni episodio. Non basta ribadire la solidarietà agli operatori coinvolti. Il punto, oggi, è un altro: gli strumenti normativi per intervenire esistono, ma troppo spesso rimangono inapplicati o vengono utilizzati solo in minima parte.

«Ogni volta assistiamo allo stesso copione: dichiarazioni, promesse, tavoli di confronto e poi tutto torna come prima. Nel frattempo infermieri, medici e operatori continuano a entrare in reparto sapendo che potrebbero essere aggrediti senza che esista un sistema realmente capace di proteggerli. Il problema non è che mancano le leggi. Il problema è che quelle leggi vengono lasciate nei cassetti», dichiara Claudio Delli Carri, segretario regionale di Nursing Up Piemonte e Valle d’Aosta.

Le misure specifiche per contrastare le aggressioni al personale sanitario esistono ma, secondo Nursing Up, tra la norma e la realtà quotidiana continua a esistere una distanza inaccettabile.

In molti contesti sanitari permangono carenze organizzative, personale insufficiente, sistemi di sicurezza non adeguati e una gestione del rischio che arriva spesso soltanto dopo che l’aggressione si è già verificata.

Particolarmente delicata è la situazione dei Servizi Psichiatrici di Diagnosi e Cura, dove la complessità clinica dei pazienti richiede organici adeguati, formazione continua, ambienti sicuri e protocolli pienamente operativi.

«Affidarsi esclusivamente alla professionalità degli operatori significa esporli a rischi che non possono essere considerati parte del mestiere», continua Delli Carri.

Nursing Up Piemonte esprime piena solidarietà ai professionisti coinvolti nell’aggressione e rinnova la richiesta alle istituzioni sanitarie e regionali affinché si passi definitivamente dalla produzione di norme alla loro effettiva applicazione, attraverso controlli, investimenti, organizzazione e misure preventive realmente efficaci. Solo così sarà possibile interrompere una spirale di violenza che continua a colpire chi ogni giorno garantisce il diritto alla salute dei cittadini.

«Non possiamo continuare ad accettare che ogni aggressione venga archiviata come una tragica fatalità. La sicurezza sul lavoro è un obbligo di legge, non un’opzione. Chi ha il compito di applicare le norme deve assumersi fino in fondo questa responsabilità. Perché quando viene colpito chi assiste un paziente, non ha fallito la legge: ha fallito chi avrebbe dovuto renderla concreta», conclude Delli Carri.