Nursing Up Piemonte e Valle d’Aosta interviene sul progetto della Regione Piemonte per la formazione e il reclutamento di personale infermieristico in Albania e Uzbekistan. Una strategia che può contribuire a costruire una risposta nel medio e lungo periodo, ma che non può sostituire gli interventi necessari per rendere nuovamente attrattivo il Servizio sanitario regionale.
«La programmazione universitaria internazionale può rappresentare uno degli strumenti con cui affrontare una carenza ormai strutturale, purché siano garantiti standard formativi adeguati, conoscenza della lingua italiana, pieno riconoscimento professionale e identiche tutele contrattuali. I professionisti che arrivano dall’estero non possono essere considerati personale a basso costo né una scorciatoia per coprire i turni», dichiara Claudio Delli Carri, segretario regionale Nursing Up Piemonte e Valle d’Aosta.
Il sindacato ricorda tuttavia che l’emergenza non è nuova e che i dati richiamati oggi dalla Regione sono stati più volte denunciati negli ultimi anni. Già nel 2025 Nursing Up parlava di oltre 6.000 infermieri mancanti in Piemonte e, nell’ottobre dello stesso anno, aveva evidenziato attraverso i dati Agenas la riduzione del personale infermieristico regionale. Nel febbraio 2026 era tornato sulla natura strutturale della carenza e sulla necessità di rendere nuovamente attrattiva la professione. Ad aprile Nursing Up ha partecipato all’istituzione del tavolo permanente regionale sul reclutamento e, a maggio, durante la conferenza stampa dedicata alle fragilità della sanità piemontese, ha richiamato sia la necessità di inserire migliaia di nuovi professionisti sia la previsione di circa mille pensionamenti l’anno.
«Sono anni che presentiamo dati, scriviamo comunicati, chiediamo interventi e segnaliamo che il sistema si sta avvicinando a un punto di rottura. La carenza di infermieri non è comparsa oggi e non può essere affrontata soltanto cercando personale in altri Paesi. Abbiamo chiesto un tavolo permanente proprio perché serve una strategia complessiva, capace non soltanto di reclutare, ma anche di attrarre e trattenere i professionisti», prosegue Delli Carri.
Il nodo centrale, sottolinea Nursing Up, resta infatti la capacità del Servizio sanitario pubblico di valorizzare il personale già formato e operativo, evitando che continui a spostarsi verso il settore privato, altre Regioni, l’estero o persino verso professioni differenti.
«Gli infermieri non mancano soltanto perché non vengono formati. Mancano anche perché il nostro Servizio sanitario non riesce più a trattenerli. Retribuzioni inadeguate, carichi di lavoro insostenibili, turni continui, aggressioni, responsabilità crescenti e scarse prospettive professionali stanno spingendo infermieri, professionisti sanitari e OSS fuori dal sistema pubblico».
Per il sindacato, retribuzioni e condizioni di lavoro sono strettamente collegate alla capacità del Piemonte di garantire organici adeguati. Il rinnovo contrattuale rappresenta un passo avanti, ma non cancella la perdita di potere d’acquisto accumulata negli anni né il divario economico con gli altri Paesi europei.
«Non condividiamo l’affermazione secondo cui il tema degli stipendi non influirebbe sulla questione. È vero esattamente il contrario: retribuzioni, condizioni di lavoro e prospettive di carriera sono una parte centrale della soluzione. Se il Piemonte formerà nuovi professionisti senza rendere attrattivo il proprio sistema sanitario, rischierà semplicemente di formarli per altre Regioni, per il settore privato o per altri Paesi», aggiunge il segretario regionale.
Accanto agli accordi internazionali, Nursing Up chiede quindi assunzioni stabili, un’effettiva valorizzazione economica e professionale, il riconoscimento delle competenze specialistiche, percorsi di carriera, maggiori tutele contro le aggressioni e una revisione concreta dell’organizzazione del lavoro. Temi già portati dal sindacato all’attenzione della Regione e del tavolo permanente sul reclutamento.
«Non siamo contrari alla collaborazione internazionale e non abbiamo alcuna intenzione di creare contrapposizioni con i professionisti provenienti dall’estero. Ma dopo anni di denunce non possiamo accettare che il reclutamento internazionale diventi l’unica risposta visibile a un problema molto più ampio. Prima ancora di cercare nuovi infermieri a migliaia di chilometri di distanza, il Piemonte deve dimostrare di voler trattenere e valorizzare quelli che ha già. Altrimenti continueremo a riempire un contenitore bucato», conclude Delli Carri.