prestazioni aggiuntive

Nursing Up Piemonte lancia l’allarme sulla delicata situazione che sta attraversando il sistema sanitario regionale. Le risorse destinate alle prestazioni aggiuntive per gli infermieri, i professionisti sanitari e gli operatori del comparto risultano insufficienti e, secondo le stime, si esauriranno già nel primo trimestre del 2026.

La carenza di personale infermieristico, stimata in circa 7.000 unità, rappresenta un problema strutturale che si trascina da anni. Le prestazioni aggiuntive hanno finora costituito uno strumento indispensabile per garantire i livelli essenziali di assistenza, evitando la chiusura di posti letto, l’accorpamento dei reparti e l’ulteriore allungamento delle liste d’attesa.

«Le prestazioni aggiuntive non sono un privilegio ma una misura emergenziale che ha consentito di tenere in piedi i servizi», afferma Claudio Delli Carri, segretario regionale del Nursing Up Piemonte Valle d’Aosta, evidenziando che «senza un rifinanziamento immediato il sistema non sarà più in grado di garantire gli standard assistenziali minimi».

Gli infermieri, i professionisti sanitari e gli operatori del comparto stanno già assicurando la continuità dei servizi rinunciando ai riposi e lavorando oltre l’orario ordinario, in un contesto di crescente pressione organizzativa e responsabilità clinica. «Non è più sostenibile continuare a coprire i turni scoperti con ordini di servizio continui», prosegue Delli Carri, aggiungendo che «il rischio concreto è la chiusura di servizi e reparti, con conseguenze dirette sui cittadini e sui territori».

Carenza di personale sanitario: le prestazioni aggiuntive restano essenziali

Il sindacato ribadisce che la priorità deve essere rappresentata dalle assunzioni di nuovo personale per affrontare la carenza strutturale e ridurre il ricorso sistematico alle prestazioni aggiuntive. Senza interventi strutturali, avverte Nursing Up Piemonte, si potrebbe assistere anche a un ritorno all’esternalizzazione di attività sanitarie pubbliche, con possibili ricadute sulla qualità dell’assistenza.

«Chiediamo alla Regione di attivarsi subito per sbloccare e incrementare i fondi destinati alle prestazioni aggiuntive, oggi del tutto insufficienti rispetto all’emergenza in atto», dichiara Delli Carri, sottolineando che «a livello nazionale è necessario rivedere i vincoli che ne limitano l’utilizzo, così da consentire alle aziende sanitarie di fronteggiare una carenza di personale ormai strutturale».

Resta centrale il tema di medio-lungo periodo: la professione infermieristica deve tornare attrattiva. Oggi i pensionamenti superano le nuove iscrizioni ai corsi di laurea in Infermieristica, aggravando progressivamente il deficit di organico.

«Servono politiche strutturali, investimenti e una reale valorizzazione economica e professionale per invertire questa tendenza», conclude Delli Carri, ribadendo che «le prestazioni aggiuntive non possono diventare la soluzione permanente a una carenza cronica, ma restano uno strumento straordinario per affrontare un’emergenza che richiede risposte immediate e scelte politiche coraggiose».