Nursing Up Piemonte e Valle d’Aosta: positiva anche la proposta piemontese per superare il vincolo di esclusività. «La strada è quella nazionale: trasformiamo finalmente l’attrattività della professione in una priorità concreta»
Il 30% in più di candidature al corso di laurea in Infermieristica dell’Università di Torino rappresenta un’inversione di tendenza importante, ma il dato deve essere letto all’interno di un quadro più ampio, caratterizzato da anni di progressiva perdita di attrattività della professione e da una carenza di professionisti sanitari che continua a pesare sul sistema sanitario piemontese.
È la posizione di Nursing Up Piemonte e Valle d’Aosta, che interviene dopo la diffusione dei dati sulle preiscrizioni all’Università di Torino: 869 domande per 745 posti disponibili, con un incremento del 30% rispetto allo scorso anno. Un risultato superiore anche alla crescita registrata a livello nazionale, dove le candidature ai corsi di laurea in Infermieristica sono aumentate del 14%.
«È un dato che accogliamo positivamente e sarebbe sbagliato sottovalutarlo – dichiara Claudio Delli Carri, segretario regionale Nursing Up Piemonte e Valle d’Aosta –. Dopo anni nei quali abbiamo assistito a un progressivo allontanamento dei giovani dalla professione, vedere aumentare nuovamente le candidature significa che qualcosa sta cambiando. Ma proprio per questo dobbiamo evitare di confondere un primo segnale di ripresa con la soluzione del problema».
Il dato nazionale mostra infatti una risalita dopo una contrazione significativa delle candidature negli ultimi anni. Per Nursing Up sarà inoltre necessario valutare quanti degli studenti che oggi scelgono Infermieristica completeranno effettivamente il percorso universitario e, successivamente, quanti sceglieranno di esercitare stabilmente la professione all’interno del sistema sanitario.
«Tra una domanda di iscrizione presentata oggi e un professionista che entrerà concretamente nei servizi tra alcuni anni c’è una distanza che non possiamo ignorare – prosegue Delli Carri –. Nel frattempo il Piemonte continua a fare i conti con una carenza di migliaia di infermieri e con organici che in molti servizi restano sotto pressione. Per questo l’aumento delle candidature è una buona notizia, ma non può diventare l’alibi per considerare superata un’emergenza che rimane strutturale».
In questa prospettiva Nursing Up valuta positivamente anche la possibilità di aumentare i posti disponibili nei corsi universitari piemontesi, così da accompagnare l’incremento della domanda e non disperdere il nuovo interesse manifestato dagli studenti.
Un secondo segnale arriva dal Consiglio regionale del Piemonte, dove è in discussione la Proposta di legge al Parlamento per estendere agli infermieri e alle altre professioni sanitarie del comparto pubblico la possibilità di esercitare attività libero-professionale, superando l’attuale vincolo di esclusività.
«Questa è una battaglia che Nursing Up porta avanti da tempo e vedere che intorno al tema sta maturando una convergenza politica rappresenta un fatto importante – sottolinea Delli Carri –. Riconosciamo all’assessore regionale alla Sanità Federico Riboldi e alle forze politiche che stanno sostenendo questo percorso la volontà di affrontare una delle questioni che incidono direttamente sull’attrattività della professione. Ma il punto decisivo è arrivare a una modifica strutturale della normativa nazionale».
Per Nursing Up il superamento definitivo del vincolo di esclusività potrebbe infatti rappresentare uno degli strumenti attraverso cui rendere più competitivo il lavoro nel Servizio sanitario pubblico, ampliare le opportunità professionali e contribuire a trattenere personale qualificato all’interno del sistema.
«Oggi vediamo finalmente muoversi contemporaneamente più elementi: tornano a crescere le candidature universitarie, si discute dell’ampliamento dei posti disponibili e il Piemonte porta in Parlamento il tema della libera professione. Sono segnali che vanno nella direzione che chiediamo da anni. Adesso, però, bisogna trasformarli in risultati concreti».
Conclude Delli Carri: «L’obiettivo deve essere uno solo: fare in modo che un ragazzo che oggi sceglie Infermieristica abbia davanti a sé una professione nella quale valga la pena investire il proprio futuro e che chi già lavora nel sistema sanitario abbia ragioni sufficienti per rimanerci. Retribuzioni, possibilità di crescita, autonomia, valorizzazione delle competenze e opportunità professionali sono parte dello stesso problema. Se il +30% di Torino rappresenta davvero l’inizio di un’inversione di tendenza, la politica ha oggi la responsabilità di non disperderla».